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Breve storia della rivista

La «Rivista di Filosofia Neo-Scolastica» nasce il 13 gennaio 1909 (anche se era già pronta alla fine del 1908) a Firenze presso la Libreria Editrice Fiorentina. È pubblicata a cura di un gruppo di studiosi e di due segretari di redazione che sono, come recita il frontespizio, «il dott. Giulio Canella e il dott. Agostino Gemelli dell'Ordine dei frati minori».

Per Gemelli, che è biologo e psicologo, la fondazione di una rivista filosofica costituisce la tappa essenziale che pone le premesse scientifiche e culturali per il suo ambizioso progetto: la fondazione di un'Università Cattolica. A partire dal 1912, dunque, la rivista è edita a cura della Società italiana per gli studi filosofici e psicologici (poi filosofici e religiosi), e con la fondazione dell'Ateneo nel 1922 è pubblicata a cura della Facoltà filosofica fino 1927, poi della Facoltà di filosofia dal 1928 al 1962, quindi semplicemente dell'Università Cattolica del Sacro Cuore dal 1963 al 2012, infine dal 2013 del Dipartimento di Filosofia dell'Università Cattolica.
Ne è direttore Gemelli fino al 1959, anno della sua morte, e a lui subentra Francesco Olgiati fino al 1962, quando la responsabilità viene affidata a Sofia Vanni Rovighi; nel 1971 diventa direttore Adriano Bausola, coadiuvato da un comitato scientifico di direzione, inizialmente composto da Gustavo Bontadini e dalla Vanni Rovighi, poi allargato a Giovanni Reale e, gradatamente, a tutti i professori ordinari di discipline filosofiche dell'Università Cattolica. Nel 2000, dopo la morte di Bausola, l'incarico è assunto da Alessandro Ghisalberti, cui nel 2012 succede Massimo Marassi, che tuttora dirige la rivista.
Nel corso della sua storia numerosi sono stati i numeri monografici o i supplementi alle annate regolari dedicati a filosofi o movimenti particolarmente rilevanti in occasione di ricorrenze significative, come i volumi dedicati a Platone, Aristotele, Agostino, Tommaso d'Aquino, Tomaso De Vio Gaetano, Bacone, Suarez, Galileo, Cartesio, Spinoza, Malebranche, Leibniz, Vico, Kant, Hegel, Rosmini, agli indirizzi e alle conquiste della filosofia neoscolastica e ai rapporti tra religione e filosofia.

1. GLI ESORDI

La rivista sorge prima dell'Università Cattolica, ma al pari di «Vita e Pensiero», che uscirà nel 1914 e avrà interessi più generalmente culturali e divulgativi, è destinata a preparare la nascita dell'Ateneo, che apre ufficialmente i battenti il 7 dicembre 1921 con le due facoltà di Scienze sociali e, appunto, di Filosofia: i primi collaboratori saranno anche i primi docenti, che nella storia della nuova Facoltà svolgeranno un ruolo essenziale e determinante, e il periodico fondato nel 1909 costituisce il crogiolo entro cui si confrontano e si caratterizzano le prospettive, i riferimenti e i metodi di coloro che daranno inizio alla «Scuola della Cattolica».
Inizialmente la redazione, oltre che da Gemelli e Canella, è composta da Amato Masnovo, Giacinto Tredici, Emilio Chiocchetti e Francesco Olgiati, ispiratori dei programmi e dell'impostazione filosofica della rivista; all'impresa si associa anche per un certo periodo Guido Mattiussi. Della redazione fa parte inoltre il medico Ludovico Necchi, che cura quel collegamento con la biologia e in generale con le discipline scientifiche, essenziale nella prospettiva di Gemelli, che qui vede il peculiare e rinnovato approccio alla neoscolastica dei milanesi. La ripresa del tomismo costituisce certamente l'obiettivo primario, ma si colloca in un contesto peculiare e in una precisa prospettiva culturale: Gemelli non si propone di aggiornare o rivedere le vecchie posizioni, ma di dare vita a una corrente di pensiero fresca e giovane, capace di imporsi all'attenzione generale per il contatto e il dibattito con tutti i movimenti scientifici e filosofici mondiali.
L'atteggiamento iniziale della rivista appare fortemente polemico e militante: oltre a proporre ricerche storiografiche e a delineare prospettive teoretiche, essa vuole anche promuovere dibattiti e aprirsi alla collaborazione di studiosi stranieri, soprattutto della Scuola di Lovanio, che le conferiscono autorevolezza. Inoltre, si caratterizza per una spiccata attenzione alle tematiche scientifiche, biologiche e psicologiche, e ad importanti problemi di natura sperimentale, cosicché l'indagine filosofica interagisca con quella scientifica e permetta di conseguire qualche progresso nell'elaborazione del sapere.

2. TOMISMO, POSITIVISMO E IDEALISMO

Agli inizi e nei primi decenni di vita della rivista i riferimenti ideali e gli interlocutori prevalenti possono essere individuati nel ritorno al tomismo di Lovanio e nel serrato confronto con la cultura positivista e, successivamente, la filosofia neoidealista.
Rispetto al movimento di Lovanio - che sotto l'influsso delle indagini di Desiré Mercier all'interno dell'Institut Supérieur de Philosophie, inaugurato nel 1894, riprende il tomismo, come sollecitato da Papa Leone XIII nell'enciclica Aeterni Patris - la Scuola di Milano si presenta in grado di valorizzare meglio il metodo scientifico, al punto da renderlo fecondo anche per la filosofia e per la sua speculazione, grazie a una base sperimentale più diretta soprattutto nel campo della psicologia. In tal modo, attraverso un'estensione del metodo scientifico, non esclusivamente ristretto all'ambito empirico, la rivista si propone di allearsi proprio con la scienza moderna per fare i conti sia con il positivismo, allora dominante, sia con i residui dell'impostazione kantiana, avvertiti soprattutto in certe professioni di agnosticismo. La critica rivolta al positivismo è, in fondo, quella di essere troppo poco fedele al suo programma, escludendo dal novero dei fatti quanto è innegabilmente dato, ancorché eccedente l'esperienza sensibile e verificabile: è la realtà come tale che va ascoltata, senza previe esclusioni o approcci unilaterali, e il metodo di indagine andrà modellato sul reale e modificato quando questo lo richieda. Per Gemelli, «come la scienza ha bisogno della filosofia per superare le sue intrinseche limitazioni, così la filosofia ha bisogno del materiale della scienza per non cadere in un astrattismo vacuo ed infecondo».
Il neotomismo non dovrà soltanto cercare di adattarsi al pensiero moderno, ripetendo gli errori compiuti dal modernismo, ma dovrà anche compiere un processo di assimilazione, più conforme allo sviluppo tipico di un organismo vivente, quale dovrebbe essere la cultura filosofica ispirata dal Cristianesimo: «Insomma, fra il S. Tommaso dei ripetitori che l'hanno mummificato e il S. Tommaso dei carnefici che vorrebbero trucidarlo, pare a noi che ci sia posto per il S. Tommaso di coloro che nello sviluppo della cultura credono al programma enunciato da Marsilio Ficino: "A bono in bonum"; di coloro, cioè, che la storia non concepiscono come un insieme di corsi e di ricorsi, né un avvicendarsi di costruzioni e di distruzioni, bensì come la spirale di Goethe, come un vero progresso».
Se il principale interlocutore e avversario della nascente neoscolastica è stato il positivismo, ben presto la scena filosofica italiana muta con l'affacciarsi di nuove correnti come il pragmatismo e lo spiritualismo, ma tra tutte si impone e rimane in primo piano per alcuni decenni il neoidealismo nella duplice versione proposta da Croce e da Gentile. Questo cambiamento avrà effetti rilevanti sull'impostazione e sul contenuto dei vari contributi alla rivista: l'attenzione privilegiata per la gnoseologia assumerà una calibratura più precisa, il tema metafisico del rapporto tra immanenza e trascendenza polarizzerà l'attenzione e, inevitabilmente, si affievolirà l'interesse per le questioni scientifiche che il positivismo aveva alimentato. Saranno i collaboratori di Gemelli e poi i primi allievi della Facoltà di Filosofia a diventare protagonisti impegnati e originali di un tale confronto, nel quale alle analisi teoretiche si affiancheranno sempre più numerosi e articolati studi di storia della filosofia.
Da un lato, si discuteranno i classici del pensiero moderno, non solo e non tanto per darne una valutazione alla luce della propria prospettiva teorica, ma anche per una comprensione più adeguata del processo storico in cui sono collocati, nella convinzione che un tale studio sia di per se stesso meritevole di attenzione e apportatore di risultati significativi; d'altro lato, si riproporrà e si perfezionerà una visione metafisica ispirata alla prospettiva tomista e scolastica e attenta alle sue radici greche, come pure agli sviluppi del pensiero moderno, in modo da potersi misurare puntualmente con le pretese dell'idealismo.
In questa prospettiva, Olgiati e Chiocchetti si dedicano in particolare allo studio degli autori moderni e contemporanei, mentre Masnovo si occupa del contesto in cui matura il pensiero tomista. Amato Masnovo ricostruisce il processo che porta alle sistemazioni della scolastica, non interpretando Tommaso come un gigante isolato nella sua perfezione, ma mettendo in luce le influenze e le dipendenze molteplici e apparentemente eterogenee, mentre Emilio Chiocchetti, studiando Croce e il neoidealismo, intesse un dialogo fecondo e cerca di valorizzare quanto trova di vero in questa corrente, apprezzandone alcune indicazioni teoriche, come la dottrina dell'universale concreto o la tesi dell'organicità del reale. Rispetto a queste ricerche, l'approccio di Francesco Olgiati è invece maggiormente connotato teoreticamente: affrontando i suoi autori con esauriente discussione della letteratura critica ed erudizione, egli ritiene infatti essenziale coglierne l'anima vivificatrice, cioè quell'unica idea che, ispirando ogni passaggio, costituisce l'unità dinamica di un'opera al di là di aspetti secondari e accidentali, con l'intento finale di far emergere l'anima di verità, cioè quell'aspetto che può essere assunto e vivificato dalla filosofia neoscolastica.
Rispetto alla metodologia storico-teoretica delineata da Olgiati, non unanimemente condivisa e applicata, la rivista si apre a interventi che consentono di mettere meglio a fuoco le sfumature e la ricchezza dei periodi esaminati.
Alla filosofia medioevale nella sua interezza dedica particolare attenzione Sofia Vanni Rovighi, riconoscendo le diverse e complesse voci presenti in un arco di tempo assai ampio e rifiutando di affermare che dopo il culmine raggiunto dall'Aquinate sarebbe seguita la decadenza nei secoli successivi; pur attenta alla tematica metafisica e pronta a privilegiare la prima via tomista, la Vanni Rovighi nel pensiero medioevale ha soprattutto sottolineato la dimensione umanistica, per mettere in luce la centralità riconosciuta all'uomo, che trova nella ragione la sua dignità e il suo compito proprio. Tuttavia, non si guarda solo al Medioevo, né mai si ritiene che in quei secoli tutti i problemi siano stati enunciati e tutte le soluzioni trovate. Con gli studi della Vanni Rovighi e di Mariano Campo inizia sulla rivista un'attenzione scrupolosa al pensiero moderno, visitato negli autori maggiori e nei loro contesti dettagliati, senza pretese apologetiche e senza la tentazione di pronunciare facili condanne globali: numerosi sono gli articoli dedicati alle origini della scienza moderna e a Galileo, Cartesio, Spinoza, Wolff, Kant e Hegel. In pari tempo, si dischiude anche l'interesse per il pensiero contemporaneo al di fuori delle correnti idealistiche prevalenti in Italia: la regolare rassegna della rivista «Erkenntis», la costante attenzione al pensiero tedesco (Husserl, Scheler, Stein, Hartmann e Heidegger), l'interesse per i dibattiti della filosofia analitica sulle questioni gnoseologiche e morali sono oggetto di saggi che fanno conoscere al pubblico italiano autori allora poco noti e forse scarsamente apprezzati.
L'intento principale non è quello di formulare valutazioni schematiche, ma di presentare impostazioni nuove, di analizzare metodologie e prospettive capaci di approfondire con rigore problemi antichi, di seguire l'evoluzione di pensatori e correnti per comprenderne le ragioni e i motivi. In questi contributi si respira sempre una grande fiducia nella ragione e nelle sue possibilità, che, pur avendo certamente dei limiti, non vanno sottovalutate. Rispetto agli anni iniziali l'orizzonte si è ampliato e l'atmosfera complessiva è divenuta più serena e meno militante, pur permanendo il dichiarato impegno teoretico e l'interesse privilegiato per determinati problemi.
Il confronto con l'idealismo sarà invece proseguito tenacemente da Gustavo Bontadini, sia in un serrato confronto con Gentile, sia mediante un costante dialogo con i filosofi attivi in quegli anni nelle università italiane: il significato essenziale dell'idealismo consiste per Bontadini nell'eliminazione di quel realismo dualistico (per il quale l'essere, la cosa in sé, sarebbe trascendente il pensiero e da esso inattingibile) che sta alle origini della filosofia moderna e che era ancora presente nel positivismo ottocentesco. Se il guadagno maturato nell'età moderna è il primato della coscienza, come orizzonte primario e trascendentale di ogni affermazione vera riguardo all'essere, il senso dell'idealismo sta nel sottolineare l'immediatezza dell'esperienza e del dato: l'intenzionalità, su cui avevano insistito la filosofia greca e scolastica, torna a svolgere la sua funzione decisiva. Se l'unità dell'esperienza è l'orizzonte entro il quale i diversi fenomeni possono sorgere e apparire, e in esso rientra anche quell'io cui la realtà è presente, la sua affermazione non implica ancora un esito immanentista. Allorché ci si chiede, filosoficamente, se l'esperienza sia l'assoluto e si problematizza l'esperienza attraverso l'idea di assoluto, allora si pone il problema filosofico come problema teologico, qualunque sia la risposta che ad esso verrà data. Per Bontadini, l'idealismo curverà verso l'immanentismo solo quando affermerà che «l'Unità dell'Esperienza è l'Assoluto. Questa formula dell'identità dell'Assoluto e dell'Unità dell'Esperienza è, a nostro avviso, la formula dell'immanentismo, quella in base alla quale si ripone, con tutta l'esattezza desiderabile, l'antinomia di immanenza e trascendenza».

3. TRA FILOSOFIA «NEOSCOLASTICA» E FILOSOFIA «NEOCLASSICA»

Anche le proposte teoretiche delineate sulla «Rivista di Filosofia Neo-Scolastica» mostrano una varietà di temi e di sfumature. In questo ambito Amato Masnovo imposta la riflessione su binari poi seguiti con diverse sottolineature e variazioni dai suoi discepoli, e concentra in particolare l'attenzione su alcune questioni ontologiche, come quelle sulla natura del possibile, e sulla giustificazione di una teologia razionale. Da questa impostazione si discosta Giuseppe Zamboni, i cui contributi, volti a sviluppare temi già presenti nella neoscolastica lovaniense, affrontano importanti questioni gnoseologiche e intendono costituire quella base teorica senza la quale l'ontologia e la metafisica non potrebbero sorgere: la «gnoseologia pura»; le sue ricerche, per una complessa serie di motivi, non troveranno però l'apprezzamento che avrebbero meritato e la rivista riporta il lungo, intenso e sofferto dibattito che ha accompagnato l'intera vicenda.
È piuttosto l'insegnamento di Masnovo che sarà proseguito sulle pagine della rivista, con differenza di accenti, ma con impegno egualmente rigoroso, da Bontadini e dalla Vanni Rovighi.
Gustavo Bontadini amava definire «neoclassica» la sua impostazione filosofica, proprio per il riferimento privilegiato non solo al pensiero tomista, ma anche a quello greco, con particolare riguardo ad Aristotele e a Parmenide. Grazie alla semantizzazione dell'essere ottenuta dall'immediata opposizione al nulla e all'applicazione dialettica del principio di non contraddizione, l'istanza parmenidea consente di rigorizzare i guadagni della filosofia scolastica: il Principio di Parmenide attesta che l'essere non può essere originariamente limitato dal non essere, giacché, se si ammettesse il contrario, si conferirebbe contraddittoriamente una valenza positiva al non essere, in quanto capace di incidere sull'essere e di limitarlo. Occorre quindi trascendere l'esperienza, data come diveniente, mentre l'Originario deve essere assolutamente scevro del negativo: «Il divenire deve venire dall'Immobile. Perché, se non venisse, sarebbe esso stesso originario, e perciò il non essere, in lui, limiterebbe originariamente l'essere. Deve venire, senza far divenire l'immobile. Noi ci rappresentiamo questa necessità col principio di creazione».
A tale formulazione Emanuele Severino, allievo di Bontadini e allora docente in Cattolica, nel 1964 obietta che, in effetti, la contraddizione non viene tolta, in quanto essa non consiste nella presunta originarietà del divenire, ma nell'equiparazione di essere e nulla, che si attua in ogni divenire, originario o derivato che sia; queste osservazioni sono poi collocate nel più ampio contesto di una proposta neoparmenidea, mirante a sostenere l'immutabilità e l'eternità di ogni ente e a negare che l'esperienza, correttamente interpretata, attesti il divenire, nel senso di un passaggio dall'essere al non essere o viceversa. Intorno alla proposta bontadiniana, a quella severiniana e alle rispettive critiche si è sviluppato un lungo dibattito, durato per anni e ancora oggi richiamato e ripreso, che pur non portando a profonde revisioni teoriche né al superamento del dissidio, è però servito a puntualizzare e chiarire le rispettive posizioni e ad approfondire i termini del problema.
A fianco della riflessione bontadiniana, la rivista conserva traccia di numerosi saggi teoretici di Sofia Vanni Rovighi, anche lei allieva di Masnovo, fedele alla prospettiva tomistica del Maestro e, insieme, aperta a molteplici influssi moderni e contemporanei, soprattutto da parte della fenomenologia husserliana, grazie alla quale individua nell'evidenza immediata il punto di partenza inaggirabile: «O si cerca di vedere e di far vedere o, altrimenti, non resta altra alternativa che imporre la propria tesi con la forza. E se mi si chiedesse: perché non la forza? risponderei che opto per il dialogo, ossia per la ragione, per l'andare a vedere e cercare di far vedere come stanno le cose. E ammetto che questa radicale opzione sta alla base della filosofia». Per quanto riguarda l'antropologia, l'insegnamento di Tommaso è dalla Vanni Rovighi utilizzato per ribadire l'unità dell'uomo, nel quale la dimensione spirituale anima anche le attività corporee e materiali e le sostiene, ma è insieme pure in grado di distaccarsene per trascenderle.

4. L'AMPLIARSI DELLO SGUARDO

Negli anni più recenti la rivista si amplia sia per il numero degli autori, sia per la varietà dei temi affrontati e cerca di coniugare la fedeltà ideale all'impostazione delle origini con i mutamenti determinati dal tempo e dalla storia.
Le ricerche di natura storiografica sono sempre numerose e, pur spaziando sull'intero arco del pensiero, si muovono secondo alcune costanti ben individuabili. Se nell'ambito degli studi di filosofia antica l'interesse per Aristotele non è mai venuto meno, anche grazie ai numerosi contributi di Enrico Berti e di Giovanni Reale, in particolare le ricerche di quest'ultimo si sviluppano nella direzione di un ripensamento dell'intera filosofia platonica, avviando un'innovativa interpretazione a partire dalle cosiddette «dottrine non scritte», estendendo il proprio interesse a Plotino, al neoplatonismo, ad Agostino e ad altre importanti figure del pensiero cristiano. Nel pensiero medioevale, poi, oltre ai grandi della patristica e della scolastica, sono affrontati autori e temi presenti nella tarda Scolastica, grazie soprattutto ai contributi di Efrem Bettoni, in particolare sulla scuola francescana Duns Scoto, e di Alessandro Ghisalberti su Tommaso, Guglielmo di Ockham e Giovanni Buridano. Le indagini sul pensiero moderno hanno allargato ulteriormente lo sguardo a temi religiosi e antropologici che prima erano rimasti in ombra: Angelo Pupi sviluppa le proprie ricerche sul periodo che va da Kant a Fichte e successivamente su Hamann, di cui analizza nel dettaglio il vasto epistolario; Marco Paolinelli riprende gli interessi per l'Aufklärung già di Mariano Campo e poi approfondisce criticamente il pensiero di Edith Stein; Carla Gallicet Calvetti offre importanti contributi su Spinoza e la Riforma; infine Mario Sina indaga il dibattito che si muove dall'età cartesiana fino all'illuminismo inglese. Riguardo infine al pensiero contemporaneo, la ricerca spazia su tutte le correnti attuali e in esse concretamente si inserisce - da quelle fenomenologiche, nella tradizione dei pionieristici studi della Vanni Rovighi, a quelle ermeneutiche e trascendentali, già esplorate da Italo Mancini, a quelle analitiche. In tutti i casi, è prevalente l'interesse a porre agli autori esaminati domande storiograficamente rilevanti, nella convinzione che il rigore dell'analisi testuale e lo studio dell'ambiente culturale siano premessa necessaria anche per ogni confronto o eventuale ripresa.
Sul piano più prettamente teoretico hanno avuto ampia attenzione le diverse cosiddette «filosofie seconde» sviluppatesi nel secolo scorso, con particolare attenzione all'epistemologia e alla logica, con i significativi interventi di Francesca Rivetti Barbò e di Evandro Agazzi, all'antropologia, alla filosofia della religione e della storia. Nell'ambito della metafisica non sono mancati i tentativi di tracciare nuovi percorsi, come nel caso di Virgilio Melchiorre che, coniugando l'approccio metafisico, quello personalistico e quello esistenziale, valorizza la dimensione simbolica, come essenziale per dire, rispettando l'analogia, l'assoluto ineffabile dai molti nomi; o in quello di Adriano Bausola che, riprendendo il classico argomento ontologico, muove dall'originaria idea di assoluto e illimitato che conferisce alla nostra mente un'apertura all'intero e all'infinito. Sono percorsi che richiamano movenze già presenti, soprattutto in Bontadini, ma sviluppate con modalità nuove: l'attenzione di fondo resta quella prestata al principio della metafisica, sia in relazione all'irrinunciabilità del dato logico e fenomenico nella loro reciproca polarità, che testimonia la problematicità metafisica del reale dato, sia in relazione alla concezione dell'ente nella metafisica tomista.
Anche se le nette prese di posizione polemica sono ormai un lontano ricordo, l'ormai secolare attività della rivista dimostra una perdurante vitalità e la capacità di adattare a esigenze mutate e a contesti differenziati un impegno di rigore e di coerenza. Nell'attuale panorama filosofico e culturale, l'atteggiamento descrittivo o problematico pare in effetti prevalere su quello costruttivo e fondativo, così che spesso l'assenza di forti contrasti nel dibattito filosofico non testimonia tanto una tranquilla concordia o un'accettazione di comuni punti di riferimento, quanto piuttosto la rinuncia a ogni pretesa veritativa e la convinzione che le visioni di fondo, ispiratrici dell'esistenza, siano essenzialmente opzionali e non commensurabili tra loro. Tale contesto non invita a elaborare forti prese di posizione unitarie, capaci come avveniva agli inizi di identificare un'intera Scuola e di ispirare molteplici indagini. Più che la ricerca di risposte unitarie, che segnino con impronta omogenea i differenti contributi, la rivista avverte oggi l'esigenza di valorizzare le pluralità dei fuochi di interesse e la varietà delle prospettive, capaci di interagire sullo sfondo di convinzioni e atteggiamenti condivisi. Del resto ci si rende conto che, a fianco delle questioni tradizionali, su cui si continua a lavorare, oggi emergono nuovi problemi che richiedono anche approcci concettuali, metodologici e linguistici diversi da quelli classici, anche se con essi hanno senz'altro più di un punto di contatto, che può venir adeguatamente messo in luce solo in un percorso che garantisca il rinnovamento nella continuità.

Indicazioni bibliografiche

«Rivista di Filosofia Neo-Scolastica», C (2009), Atti del Convegno commemorativo del centenario. Milano 27-28 gennaio 2009, pp. 1-442.
A. Ghisalberti, Nel centenario della «Rivista di Filosofia Neo-Scolastica», «Rivista di Filosofia Neo-Scolastica», C (2009), pp. 1-3.
M. Lenoci, Le discipline filosofiche, in AA.VV., L'Università Cattolica a 75 anni dalla fondazione. Riflessioni sul passato e prospettive per il futuro. Atti del 65° corso di aggiornamento culturale dell'Università Cattolica. Milano, 30 gennaio - 1° febbraio 1997, Vita e Pensiero, Milano 1998, pp. 73-144.
M. Lenoci, «Rivista di Filosofia neo-scolastica». Filosofia classica e dialogo con la modernità, in La cultura filosofica italiana attraverso le riviste. 1945-2000, a cura di P. Di Giovanni, Franco Angeli, Milano 2006, pp. 249-274.
M. Mangiagalli, La «Rivista di Filosofia Neo-Scolastica» (1909-1959), Vita e Pensiero, Milano 1991, 2 voll.
M. Mangiagalli, Tradizione e rinnovamento nel secondo mezzo secolo di vita della «Rivista di Filosofia Neo-Scolastica» (1960-2008), «Rivista di Filosofia Neo-Scolastica», C (2009), pp. 5-32.
S. Pietroforte, La Scuola di Milano. Le origini della neoscolastica italiana (1909-1923), Il Mulino, Bologna 2005.
M. Sina, La Facoltà filosofica dell'Università Cattolica, «Rivista di Filosofia», XCI (2000), pp. 93-125, poi in Le città filosofiche. Per una geografia della cultura filosofica del ‘900, a cura di A. Viano - P. Rossi, il Mulino, Bologna 2005, pp. 105-137.

 
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